Imprenditori consapevoli

Intervista a Freedman

E’ la parola probabilmente più sentita ed utilizzata negli ultimi 3 anni all’interno delle aziende: cambiamento.

Ce l’hanno ripetuto in tutte le salse: se non cambia l’atteggiamento degli imprenditori e dei manager nei confronti del mercato esterno e della gestione interna è molto improbabile che un’impresa possa sopravvivere alla crisi. Ma rimane il dubbio amletico: come si fa a cambiare, velocemente, abitudini acquisite in anni e frutto di esperienze ormai profondamente radicate in ciascuno di noi?

Lo abbiamo chiesto ad uno dei più grandi esperti al mondo di Intelligenza Emotiva, il Dr. Joshua Freedman.

Il collegamento tra “cambiamento” ed “emozioni” non è casuale. Nel suo ultimo libro, “Intelligenza emotiva, al cuore della performance” Freedman spiega chiaramente perché l’aspetto organizzativo non può, da solo, modificare l’approccio lavorativo delle persone. Serve un altro ingrediente, molto più difficile da mettere in campo, poiché “intangibile”. Ovvero il vero desiderio di voler cambiare, mettendo da parte le paure e le ansie spesso collegate a questo difficile processo.

Ma nel concreto, abbiamo chiesto al Dr Freedman, come si opera su queste emozioni?

Alla base di tutto c’è la nostra capacità di riconoscere tali emozioni negative, poiché il più delle volte noi proviamo sensazioni quali la rabbia, l’angoscia, il timore senza averne una piena consapevolezza. E non ci accorgiamo come tali emozioni influenzino, nel concreto, le decisioni in merito alle azioni da compiere o meno.

Quindi dobbiamo evitare di provare emozioni negative?

Non è detto che quel tipo di emozioni siano necessariamente “negative”. Se io mi trovo sull’orlo di un burrone il provare “paura” sarebbe estremamente positivo, poiché mi permetterebbe di percepire un pericolo reale e mi eviterebbe di cadere giù. Il primo passo quindi è riconoscere le vere cause di quella sensazione provata per comprendere se essa è motivata o se è irrazionale. Quindi domandarsi “perché mi ritrovo in questo stato d’animo”?

Questo è sufficiente per gestire le proprie emozioni?

Non si tratta proprio di “gestire” le proprie emozioni, quanto di riconoscerle per quello che sono e di comprendere che cosa le scatena in noi. Se il cambiamento mi fa paura dovrei prima essere consapevole del fatto che dico di voler cambiare ma in realtà in qualche modo ho timore di questo e successivamente di risalire alle cause di tale timore. A volte potrebbe essere la paura di fallire, di non essere all’altezza, oppure il semplice sentire di non avere gli strumenti adatti per fare determinate azioni. Se qualcuno mi dicesse che devo cambiare il modo di relazionarmi con i miei figli, poiché questo potrebbe minare la stima in loro stessi, non è detto che io possa ritenermi preparato per modificare il mio stile educativo dall’oggi al domani.

Quindi un imprenditore o un manager cosa potrebbe fare, concretamente, per cominciare questo percorso di “intelligenza emotiva”?

Innanzitutto imparare a conoscere se stesso, osservando come reagisce di fronte a determinate situazioni. L’osservare il modo in cui gestiamo i nostri collaboratori ci dà molte risposte su come loro poi gestiranno i nostri clienti o i nostri fornitori. Se io trasmetto ansia durante le mie riunioni con loro è molto probabile che loro faranno lo stesso quando si relazioneranno col mondo esterno. Il che porterebbe a conseguenze deleterie per tutta l’azienda,  con relative ripercussioni sul nostro stato d’ansia! Quello che dobbiamo fare è bloccare questo meccanismo per attivare un circolo virtuoso, in cui le nostre emozioni positive si riflettano su chi ci circonda, in modo che a loro volta le facciano arrivare al cliente finale.

Il concetto è sicuramente condivisibile ma rimane la difficoltà di saper gestire le nostre emozioni, non trova?

Si tratta sicuramente di un processo complesso, ma che può dare sin da subito grandi soddisfazioni. Il segreto sta nel cominciare ad osservare come le nostre emozioni influenzano quelle altrui, diventando quindi più consapevoli su quali dei nostri stati d’animo è giusto esternare o tenere per noi. Questo poter decidere, senza venire invece sopraffatti dall’impulso del momento, può rappresentare il primo vero cambiamento all’interno di un’azienda. Da qui poi si può partire col vero cambiamento organizzativo. Pretendere di fare il contrario potrebbe invece creare l’effetto inverso, poiché diventerebbe, il cambiamento stesso, causa di quelle emozioni negative che abbiamo visto essere il vero ostacolo al processo di miglioramento.

Il Dr. Freedman finisce l’intervista regalandoci uno stupendo sorriso che ci trasmette un’indescrivibile sensazione di gioia e serenità. Forse la più bella testimonianza pratica di quanto questi suoi consigli possano far ottenere grandi risultati.

Articolo di Fabrizio Cotza tratto da Migliorare n.5
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Informazioni su Fabrizio Cotza

Sono un BusinessMan Angel, ovvero affianco imprenditori, manager e professionisti nella gestione della loro attività. Ho fondato e dirigo due società di consulenza e formazione, All Winners e Formazione Sovversiva. Dal 2009 sono Presidente del Network di aziende eccellenti Winner Group. Ho fondato nel 2015 Happy Academy, un progetto senza fine di lucro che aiuta i ragazzi ad inserirsi nel mondo del lavoro. Ho scritto "Per fortuna c'è la crisi!" e il "Libro SalvaVita". Contatti e maggiori informazioni: www.fabriziocotza.com f.cotza@all-winners.it

Discussione

7 pensieri su “Intervista a Freedman

  1. Fabrizio,
    stai facendo un ottimo lavoro. Complimenti.

    Pubblicato da Pier Paolo | 30/09/2011, 10:05
  2. Grazie Pier Paolo!
    Ovviamente se ti va di contribuire con articoli e proposte a me farebbe molto piacere. Entro un paio di settimane amplieremo il sito con altre iniziative, tra cui un forum un po’ più strutturato ed una community degli utenti. Ma se hai qualche idea da proporre questo è il momento buono!
    A presto.
    F.

    Pubblicato da Fabrizio Cotza | 30/09/2011, 11:25
    • Fabrizio,
      la prima cosa che ho fatto é pubblicizzare il tuo sito sul mio blog; pensavo, in seguito, se tu sei d’accordo, che potrei, a seconda degli argomenti, ospitare qualche tuo post. Ammetto però che non saprei come fare se non usare un copia ed incolla, pur riconoscendo l’autore. Conosci qualche sistema più elegante e professionale?
      Pier Paolo

      Pubblicato da Pier Paolo | 02/10/2011, 17:55
      • Pier Paolo,
        grazie innanzitutto per la diffusione che stai dando al sito. In realtà più che ospitare nostri post sul tuo sito mi piacerebbe farti conoscere ai nostri lettori con un tuo articolo, visto che scrivi molto bene e tratti di argomenti interessanti!

        Pubblicato da Fabrizio Cotza | 03/10/2011, 16:30
  3. Per cambiare davvero o cominciare a cambiare bisogna introdurre in una struttura ormai consolidata, per non dire compassata, aria nuova che annulli il dogma aziendale dell”abbiamo sempre fatto così!!!!”. Una soluzione concreta è quella di inserire Temporary Manager che siano abituati a fronteggiare le sfide che il mercato ci sta chiedendo.
    Ciao
    Andrea

    Pubblicato da andrea | 03/10/2011, 15:54
    • Sono d’accordissimo con Andrea e… credo sappia che i T.Manager ci sono e alcuni sono parecchio bravi (efficaci) …MA
      il problema è sempre nel “solito imprenditore” , padre o figlio che sia, così diffuso nel tessuto locale;
      è lui che non accetta il T.M. (forse per orgoglio, visto che di soldi ne spendono comunque e altrimenti, oltre a rimetterli…) e quindi le aziende non si risanano.
      Qualcuna finisce poi “nelle mani” buone di un vero imprenditore o in quelle scarse degli avvoltoi (fondi ecc) sempre all’erta!
      C’è una soluzione? Se esiste sono aperto al confronto (per poter dare un aiuto alle belle aziende in difficoltà che conosco) e alla collaborazione fattiva!
      grazie a Fabrizio Cotza e ai contributi di ognuno di voi.
      Pier Giuseppe Ferrari

      Pubblicato da Piero ferrari | 15/11/2011, 17:32
  4. 2:03- There is a big difference btwn poalticil theories of proper governance and the individual behavior of those who purport to ascribe to a party. Many elected Rs (and constituents) are indeed quite anti-GLBT, that doesn’t make their positions actually fit the poalticil theory of the Republican Party.Anybody can be prejudiced in any party. And, unfortunately, anyone can use poalticil philosophies to advance their prejudices. Easy example is the “states rights” argument. In the 1800’s, very progressive states (such as Ohio) used the states rights arguments to refuse to honor the runaway slave laws (which were passed in Congress- Fed. gov.). Move to the 1950s and racist individuals perverted the states rights argument to try to continue the ugly and unconstitutional policy of segregation. Truth is, neither poalticil philosophy is inherently racist or nonracist- it all depends on the motives of those invoking the philosophy. what is required of BOTH parties is that people of goodwill see through the mantras and catch phrases that go with their personal poalticil philosophy and speak out. In that tradition we have the Log Cabin Republicans. If the Rs dropped their ridiculous homophobia tomorrow it would not make a wit of difference in any actual true conservative (small government, pro-civil liberties) poalticil philosophy, but would remove an anomoly. And I say all that as a Democrat!

    Pubblicato da Luzia | 07/06/2012, 14:23

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