Azioni pratiche, Imprenditori consapevoli

Dove si andrà a finire?

E’ sempre stata buona prassi aziendale pianificare, a fine anno, quello successivo. Ovvero creare una strategia marketing con budget commerciali, valutare che prodotti/servizi nuovi introdurre, rivedere l’organizzazione occorrente ed incastrare il tutto con gli obiettivi economici e finanziari dell’impresa.

Oggi però questa sana e utile attività viene vista dagli imprenditori come una sorta di previsione impossibile, fattibile solo con l’uso di un buon mazzo di Tarocchi o con l’ausilio di qualche veggente. Il futuro è così incerto che ogni attività di pianificazione diventa frustrante, a volte persino controproducente, agli occhi di chi si vede cambiare quotidianamente le carte in tavola da clienti, fornitori, banche e governi. 

Ecco perché la domanda che mi viene posta sempre più frequentemente è: dove si andrà a finire? E che senso ha, di questi tempi, continuare ad investire sulla propria azienda?

Non riesco a dare torto a queste persone, ed evito accuratamente di impapocchiargli il cervello con le storielle “new age” legate al cosiddetto “pensiero positivo”. Non è pensando che tutto andrà bene che le cose si risolveranno, ma piuttosto imparando ad osservare in maniera lucida e consapevole la situazione attuale, per poter comprendere meglio quali potranno essere i possibili scenari futuri.

Premesso che nessuno, ad oggi, può dire con certezza cosa accadrà, è altresì vero che ci sono dei segnali più forti di altri. Di conseguenza la probabilità che accadono determinate cose è più alta, sebbene non assoluta.

Vediamo dunque cosa è più probabile che accada, sulla base dell’attuale situazione economica, finanziaria, sociale e, aggiungerei, ambientale.

1. Finanziariamente, a livello globale, il meccanismo creato lo potremmo paragonare ad una valanga, che stiamo provando a deviare o rallentare in ogni modo ma che è destinata prima o poi ad arrivare a valle. E’ bene comprendere che le scelte che i vari Organismi Internazionali stanno tentando di prendere, non potranno risolvere definitivamente il problema ma solo “deviarlo” o “ritardarlo”. Insomma, la valanga è destinata ad arrivare a valle.

2. Economicamente questo avrà ripercussioni, soprattutto sui soggetti più deboli. E tra questi metto anche le piccole e medie imprese, poco preparate a tutto questo. Di sicuro non saranno le multinazionali a risentirne (mediamente in questi anni stanno aumentando tutte gli utili, con percentuali a due cifre). Questo, è giusto precisarlo, non significherà la scomparsa di tutte le PMI, bensì una selezione molto drastica. Tale selezione colpirà principalmente:

a. Chi in questi anni non ha fatto “rete”, ovvero chi pensa ancora di poter competere da solo.

b. Chi non ha innovato i propri prodotti o servizi, cercando nicchie non ancora occupate dal low cost o dalle multinazionali.

c. Chi non ha reso snella ed efficiente la propria struttura. Il che non significa aver fatto tagli sul personale, ma aver eliminato i costi di non qualità, rendendo più abili e consapevoli delle sfide del futuro i propri collaboratori.

d. Chi in questi anni non ha dato particolare attenzione alle dinamiche finanziarie dell’azienda, delegando in maniera suicida questo aspetto al proprio responsabile amministrativo o al proprio commercialista.

Ovviamente la presenza di uno (o più) di questi fattori aumenta, mi preme ribadirlo, solo la probabilità di essere spazzati via dalla valanga. Non vi è la certezza assoluta, poiché potrebbero subentrare altri fattori che però qui non è utile prendere in considerazione.

Ora, guardando statisticamente a quante piccole o medie imprese hanno investito su questi quattro fattori, capiamo bene che il futuro non sarà roseo. Ottimisticamente parlando, potremmo dire che solo un 20% lo ha fatto concretamente. Il rimanente 80% o non ci ha neppure pensato, o lo ha fatto maldestramente, oppure ci ha provato un po’ ma senza avere i giusti strumenti per farlo. Non è ovviamente un’accusa, ma solo la constatazione di ciò che io personalmente, e tanti altri colleghi assieme a me, osserviamo andando nelle aziende.

L’aspetto interessante è che molto spesso questo 20% presenta due caratteristiche:

1. Negli ultimi anni è riuscito a tenere la marginalità che avevano prima della crisi (non necessariamente il fatturato, ma poco importa). O addirittura qualcuno l’ha aumentata.

2. Un’eventuale valanga non produrrebbe danni irreversibili alla loro struttura, anzi, nel medio periodo potrebbero addirittura avvantaggiarsi di questa situazione (meno concorrenti alla canna del gas che svendono pur di sopravvivere, o meno concorrenti poco professionali che rovinano il mercato con prodotti/servizi di scarsa qualità).

La realtà è che queste aziende sono già pronte ed attrezzate per la valanga che arriverà.

Questa è la grande differenza tra chi ce la farà e chi invece dovrà arrendersi agli eventi: c’è chi vedendo la valanga avvicinarsi rimane a guardarla, ipnotizzato dalla paura o nella speranza che si fermi, e c’è chi invece comincia a fare delle azioni concrete per proteggersi, senza farsi prendere dal panico.

Da oltre un anno sto dando consigli ad amici e clienti su come andrà affrontato questo futuro che ci aspetta, ovviamente con reazioni molto diverse. Questo mi riporta al 2007, anno in cui pubblicai il mio primo libro “Per fortuna c’è la crisi!“. Doveva ancora arrivare la prima valanga del 2008, ma molti dopo aver letto il libro reagirono in due maniere molto diverse: qualcuno mise subito in pratica quei consigli, preparandosi così in anticipo a ciò che poi sarebbe arrivato, mentre altri aspettarono che quegli eventi si concretizzassero davvero. E dopo per loro fu troppo tardi (o molto oneroso in termini economici e di energie).

A tutto questo si unisce anche il problema ecologico/energetico/alimentare. In pochi sanno che qualche mese fa si è raggiunta la fatidica soglia in cui la popolazione mondiale consuma più di ciò che produce. Questo significa che in pochi anni le risorse e le materie prime che adesso diamo per scontate (ad esempio acqua e cibo) potrebbero non esserlo più, o essere molto più costose e difficili da reperire.

Ovviamente la combinazione di tutti questi fattori darebbe luogo all’ultima conseguenza, ovvero a quella definibile come “sociale“. Le reazioni delle persone, abituate fino al giorno prima ad uno stile di vita comunque alto e confortevole, potrebbero essere difficili da prevedere. E questa incognita è, tra tutte, la più pericolosa. La maggior parte della gente non vuole neppure sentire parlare di queste ipotesi, solo a pensarci provano emozioni così negative che la prima reazione è di totale rifiuto (indifferenza, irritazione, paura).

Queste sono le persone che molto probabilmente finiranno per prime sotto la valanga, non perché fosse impossibile salvarsi, ma perché avranno fino all’ultimo fatto prevalere la propria irrazionalità ed inconsapevolezza. E questo è davvero un peccato, perché rende inutile ogni tentativo di aiuto.

Spegnendo la televisione ed incominciando ad informarsi davvero, da quegli studiosi e scienziati realmente liberi dal cosiddetto “sistema”, ci si potrebbe rendere conto con maggiore lucidità della situazione storica in cui ci troviamo, e da cui più volte in passato l’Umanità è riuscita a riemergere. Perché una volta che la valanga sarà arrivata chi è riuscito a salvarsi avrà la grande opportunità di poter ricominciare, con più esperienza e consapevolezza di prima. 

Comincia a preparare adesso il tuo futuro. Come imprenditore e come persona. Crea o rafforza la tua rete di alleanze, rendi snella ed efficiente la tua azienda, innova i tuoi prodotti e servizi, prendi in mano la gestione finanziaria. Queste quattro azioni ti permetteranno di resistere alla valanga, aiutando anche tutti i tuoi collaboratori a fare altrettanto, poiché potrai garantire loro uno stipendio e la sopravvivenza anche in momenti difficili.

E se ti va di fare tutto questo ma non sai da dove cominciare chiedimi pure consigli su libri da leggere o siti da cui trarre vere informazioni. Sarà un piacere aiutarti e condividere questa conoscenza con te.

(Fabrizio Cotza – All Winners)
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Informazioni su Fabrizio Cotza

Sono un BusinessMan Angel, ovvero affianco imprenditori, manager e professionisti nella gestione della loro attività. Ho fondato e dirigo due società di consulenza e formazione, All Winners e Formazione Sovversiva. Dal 2009 sono Presidente del Network di aziende eccellenti Winner Group. Ho fondato nel 2015 Happy Academy, un progetto senza fine di lucro che aiuta i ragazzi ad inserirsi nel mondo del lavoro. Ho scritto "Per fortuna c'è la crisi!" e il "Libro SalvaVita". Contatti e maggiori informazioni: www.fabriziocotza.com f.cotza@all-winners.it

Discussione

8 pensieri su “Dove si andrà a finire?

  1. Ciao, Fabrizio,

    grandi considerazioni ricche di interessanti spunti di riflessione!

    Grazie,

    Renzo – Olbia, Italy-

    Pubblicato da Renzo Giagheddu | 05/11/2011, 18:20
    • Grazie mille Renzo, mi fa davvero piacere risentirti e sapere che questo articolo sia stato di tuo interesse! Come sta la mia amata Sardegna? So che anche lì le cose si stanno facendo sempre più difficili, ma la nostra tempra è forte 😉
      A presto.
      Fabrizio

      Pubblicato da Fabrizio Cotza | 05/11/2011, 18:44
  2. Ciao Fabrizio, grazie di questa tua condivisione davvero importante.
    Di recente ho seguito una parte di un seminario di Bruce Lipton, un famoso biologo americano che si occupa della evoluzione umana sotto tanti punti di vista.
    Secondo Lipton quella che stiamo vivendo, dal punto di vista economico, è l’inizio della fine dell’era dei dinosauri, come stanno a dimostrare tanti giganti economici che sono crollati o sono in crisi.
    Ha anche ripetuto che il cambiamento è sinonimo di vita e che sopravvivono e prosperano gli organismi che sono capaci di adattarsi al cambiamento con flessibilità.
    Chi pensa di poter ancora operare in campo economico in base ad abitudini e regole di anni fa non capisce che oggi è tutto diverso e che singoli e aziende devono essere pronti a ogni tipo di cambiamento. Chi è convinto di poter vivere di rendita, di essere al sicuro e protetto, facilmente scoprirà che pochi ormai possono dormire sugli allori di risultati e successi passati.
    Non c’è alcun motivo di preoccuparsi o di aver paura, semplicemente è necessario rimanere vivi e svegli, con gli occhi aperti, pronti a cogliere le infinite opportunità che la vita ci presenta in grande abbondanza e continuamente.

    Pubblicato da Giorgio Gustavo Rosso | 06/11/2011, 21:05
    • Ciao Giorgio,
      è un piacere e un onore leggere il tuo commento. Inutile dire che sono perfettamente d’accordo con quanto afferma Lipton (persona davvero straordinaria) e che tu opportunamente riporti. Mi auguro un giorno di poter avere quella famosa intervista per “Migliorare”!

      Pubblicato da Fabrizio Cotza | 06/11/2011, 22:00
  3. Grande Fabri!! grandissime verità!!
    mi consigli qualcosa da leggere?

    Stefano Boeri

    Pubblicato da Stefano Boeri | 07/11/2011, 08:47
  4. ciao fabrizio, condivido in gran parte le tue analisi, anche se provo ad approcciarmi al problema da una angolazione leggermente differente dalla tua, ma rimane il fatto sostanziale che si sta cncludedo un’epoca.
    Il modello di sviluppo che ci era stato imposto con tutte le sue relative regole, si è dimostrato non solo imperfetto, ma insostenibile oltre che in termini economici anche sotto il profilo etico e morale.
    Credo sia giunto il tempo di pensare differentemente, cosa che come ben sai, già qualcuno sosteneva molti anni fà.
    think different…………ricordi
    con una sola differenza, perllapunto…….ora non è più un’optional

    Pubblicato da massimo zuin | 07/11/2011, 15:21
  5. Sei un faro, davvero grazie

    Pubblicato da antonella | 09/11/2011, 11:28

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