Imprenditori consapevoli

Intervista ad Igor Sibaldi

E’ difficile definire chi sia Igor Sibaldi, o quale sia la sua professione, poiché spazia in ambiti così diversi tra loro che diventerebbe davvero limitativo “incasellarlo” in qualche modo. Probabilmente è questo il suo fascino, e abbiamo voluto “sfruttare” questa suo essere così poliedrico per fargli alcune domande che abbracciano tematiche teoricamente distanti da loro, ma in realtà perfettamente complementari.

– Igor, sei un esperto di religioni, di mitologia, di filologia. Ma a differenza dei classici “teologi”  le tue riflessioni riguardano da vicino il vivere quotidiano di ciascuno di noi. Dovendo riassumere in poche righe, come pensi che l’approccio al “Divino” possa aiutare l’uomo contemporaneo a vivere meglio?

C’è un’antichissima regola a questo riguardo: tutte le volte che si dà un’occhiata a un testo sacro, o a un mito, le domande da porsi sono: «Che cosa c’entra con me? Perché mi è capitato sotto gli occhi proprio adesso? Che cosa sta dicendo a me, soltanto a me?» Allora il testo sacro, o il mito, rivelano moltissimi dei loro segreti – cioè dei motivi per cui sono stati scritti e poi sono stati ricordati per millenni. Insomma: occorre trasformare qualsiasi incontro con il «Divino» in una coincidenza significativa. Invece, purtroppo, le domande che ci si pone di solito in questi casi sono: «Cosa devo pensare di quel che sto leggendo? Cosa è bene che pensi e che dica, perché gli altri approvino?» Queste domande banali prevalgono perché per un migliaio di anni gli eretici sono stati torturati e bruciati – e perciò ogni argomento religioso viene avvertito automaticamente come pericoloso. È un vero peccato: in tal modo vanno perse enormi occasioni di crescita e di scoperta.

– Il mondo Occidentale è stato dominato, soprattutto negli ultimi secoli, da un approccio profondamente razionale alla vita. In che modo credi che questo abbia influenzato, nel bene o nel male, la condizione in cui ci troviamo oggi?

Il termine «razionalità» è molto equivocato; anzi, pochissimi sanno che cosa significhi davvero. In pratica, noi chiamiamo «razionale» ciò che la maggioranza sarebbe disposta ad accettare. Dunque in una tribù di antropofaghi sarebbe razionale contendersi il fegato di un nemico appena ucciso; e in Unione Sovietica era razionale mentire sempre, ai tempi miei. Nella «razionalità», l’individuo si sottomette al gruppo. È vantaggioso soltanto nei momenti di gravissime calamità: nella vita normale, la sottomissione automatizzata alla «razionalità» si deve considerare una malattia mentale – cioè l’adesione inconsapevole a uno schema di comportamento molto sbagliato.

– Numerosi tuoi libri, cito “I maestri Invisibili” su tutti, parlano del tuo rapporto con gli Spiriti Guida, con cui tu comunichi ormai abitualmente. Avendo questo “filo diretto” quali sono le informazioni più sconvolgenti che ti sono state date e che hanno cambiato per certi versi alcune tue vecchie idee?

Per me, l’informazione più sconvolgente che ricevo periodicamente dai miei Spiriti guida è: «Credi di aver capito quel che ti stiamo dicendo da un po’? Sbagli. Ne hai capito pochissimo e devi crescere ancora un bel po’ per fartene un’idea valida». Così, ogni tanto devo rivedere tutto. Ma è normale. Quando si cresce, è ovvio che quel che prima ci sembrava intelligente cominci a sembrarci stupido. Nei periodi in cui mi sembrava di aver capito qualcosa di particolarmente impressionante e utile per la gente, mi sono affrettato a esporlo nei miei libri. Qualcosina di quel che ho esposto mi sembra ancora utile, a distanza di anni. Spero di non sbagliarmi troppo.

– Ho trovato molto affascinante questa tua teoria dei cicli di 72 anni. Ce ne vuoi parlare e cosa consiglieresti di fare, oggi, in previsione del futuro?

È molto semplice. Ci sono ritmi ciclici, non soltanto nelle stagioni e nei periodi della vita individuale, ma anche nella storia delle civiltà. Nella nostra attuale civiltà occidentale, il ciclo è di 72 anni: cioè, ogni 72 si ripresentano condizioni molto simili – e si ha la possibilità di compiere scelte migliori di quelle compiute dai nostri nonni 72 anni prima. Il 2011 è molto simile al 1939, e al 1867, e al 1795 ecc. È (ogni volta) l’inizio di un’epoca in cui tutto ciò che è vecchio o immaturo è destinato a crollare, mentre prevale ciò che è nuovo e ribelle. In questi anni, per esempio, gli Stati che erano più innovativi, aggressivi e rivoluzionari (gli USA nel 1939, il Piemonte e la Prussia nel 1867, la Francia nel 1795) hanno avuto splendide chances. In Italia, oggi, la situazione non è affatto favorevole: purtroppo è il vecchio, è il conformismo che tende a prevalere, e dunque i prossimi anni potrebbero essere molto difficili per questo Paese. Ciò non toglie che chi, in questi mesi (non molti ormai) riesce a staccarsi dal vecchio con la necessaria determinazione ha davanti a sé una serie di momenti splendidi. Le rivoluzioni nel Nord Africa sono arrivate giusto in tempo: fortunati loro.

– Il conoscere quello che tu hai studiato permette di vivere meglio o si arriva ad un punto in cui il sapere rischia di compromettere il proprio equilibrio interiore, come spesso è capitato a molti personaggi dotati di grande intelletto? 

Penso che non ci sia bisogno di contrapporre le due possibilità: si comincia veramente a vivere meglio quando ci si accorge che il proprio equilibrio interiore è insufficiente e va superato. Se a volte questo ha causato qualche guaio, è soltanto perché qualcuno ha avuto paura del superamento. C’è una frase di Gesù a questo proposito: «Chi vuol salvare la sua vita, la perde; chi la perde per scoprire se stesso, la trova». Con il termine «vita», si intendeva a quel tempo anche «modo di vivere».

– Molti nostri lettori sono imprenditori. In che modo i tuoi libri o le tue conferenze potrebbero aiutare loro a superare questi momenti così duri?

Per un imprenditore, oggi più che mai, l’unica via percorribile è l’innovazione, il cambiamento, il superamento – e quanto più radicale è, tanto più è vantaggioso. Non ho mai scritto nulla specificatamente dedicato agli imprenditori, per ora; ma nei miei libri e nelle mie conferenze non parlo d’altro che della possibilità di scovare ciò che è troppo vecchio anche là dove non lo si vede, e di lasciarselo felicemente alle spalle.

– C’è una semplice azione pratica che consiglieresti di fare a chi ci legge per rendere la propria vita più soddisfacente?

Una semplicissima (talmente semplice da sembrare difficilissima a molti, e ad alcuni assolutamente improponibile): accorgersi di avere torto. Accorgersi che se si è sempre fatta una certa cosa in un certo modo, il modo era sbagliato e forse era sbagliata anche la cosa. È un’azione che dà grande gioia e un magnifico senso di libertà e di futuro. Se uno si accorge di aver sempre sbagliato, vuol dire che è diventato nuovo, giovane. Giovani si diventa.

(Intervista di Fabrizio Cotza su Migliorare n.10)
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Informazioni su Fabrizio Cotza

Sono un BusinessMan Angel, ovvero affianco imprenditori, manager e professionisti nella gestione della loro attività. Ho fondato e dirigo due società di consulenza e formazione, All Winners e Formazione Sovversiva. Dal 2009 sono Presidente del Network di aziende eccellenti Winner Group. Ho fondato nel 2015 Happy Academy, un progetto senza fine di lucro che aiuta i ragazzi ad inserirsi nel mondo del lavoro. Ho scritto "Per fortuna c'è la crisi!" e il "Libro SalvaVita". Contatti e maggiori informazioni: www.fabriziocotza.com f.cotza@all-winners.it

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