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Fabrizio Cotza

Sono un BusinessMan Angel, ovvero affianco imprenditori, manager e professionisti nella gestione della loro attività. Ho fondato e dirigo due società di consulenza e formazione, All Winners e Formazione Sovversiva. Dal 2009 sono Presidente del Network di aziende eccellenti Winner Group. Ho fondato nel 2015 Happy Academy, un progetto senza fine di lucro che aiuta i ragazzi ad inserirsi nel mondo del lavoro. Ho scritto "Per fortuna c'è la crisi!" e il "Libro SalvaVita". Contatti e maggiori informazioni: www.fabriziocotza.com f.cotza@all-winners.it
Fabrizio Cotza ha scritto 45 articoli per Gestire PMI

Come fare un organigramma

L’organigramma in un’azienda è uno strumento indispensabile, soprattutto se dopo averlo creato viene effettivamente utilizzato.

Partiamo dagli aspetti più semplici, ovvero dalla sua struttura grafica, che può essere tranquillamente fatta utilizzando programmi come word o excel.

Se parliamo di una PMI al vertice andranno posti i nomi dei soci (oppure dell’Amministratore o del Direttore Generale). Sotto, su una stessa linea, andranno invece identificati i vari Responsabili intermedi. L’ordine da sinistra a destra dovrà avere una sua logica, perché dovrà rappresentare l’effettivo flusso produttivo dell’azienda, da quando entra un ordine del cliente a quanto il prodotto o il servizio è consegnato effettivamente al cliente ed è stato così saldato.

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Ottimista, Pessimista o Consapevole?

C’è molta confusione nelle persone, quando si parla di visione ottimistica o pessimistica della vita, e soprattutto delle conseguenze che questi due diversi approcci produrrebbero.

Generalmente il pessimista è quello che vede tutto nero, che non ripone molta speranza nel futuro, che è convinto che le cose quindi andranno sempre peggio. Viceversa l’ottimista è visto come colui che ha la certezza che il futuro sarà roseo o comunque migliore del passato e del presente, e che pertanto affronta la vita in maniera più positiva. Ebbene, questa distinzione così superficiale ha portato, soprattutto in questi ultimi anni di dilagante “pensiero positivo”, a pericolose distorsioni. In realtà dovremmo aggiungere a questi due approcci un ulteriore elemento, che modifica enormemente l’atteggiamento della persona e soprattutto crea effetti radicalmente diversi: questo elemento è la consapevolezza.

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Intervista ad Igor Sibaldi

E’ difficile definire chi sia Igor Sibaldi, o quale sia la sua professione, poiché spazia in ambiti così diversi tra loro che diventerebbe davvero limitativo “incasellarlo” in qualche modo. Probabilmente è questo il suo fascino, e abbiamo voluto “sfruttare” questa suo essere così poliedrico per fargli alcune domande che abbracciano tematiche teoricamente distanti da loro, ma in realtà perfettamente complementari.

– Igor, sei un esperto di religioni, di mitologia, di filologia. Ma a differenza dei classici “teologi”  le tue riflessioni riguardano da vicino il vivere quotidiano di ciascuno di noi. Dovendo riassumere in poche righe, come pensi che l’approccio al “Divino” possa aiutare l’uomo contemporaneo a vivere meglio?

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Come trasformare una start-up in un’azienda leader nel mondo

E’ sicuramente una storia “controcorrente” quella di Pro Tackles, azienda bolognese che in pochi anni dalla sua nascita è diventata leader a livello mondiale nel proprio settore.

Ho avuto la fortuna di accompagnare sin dall’inizio questi imprenditori, forti di una passione e di una grinta che di questi tempi costituiscono doti indispensabili per superare gli ostacoli che tutti noi conosciamo bene.

Il 29 Novembre, all’incontro del Network di Imprenditori “Winner Group“, ci racconteranno in particolare quali sono state le strategie marketing e commerciali che hanno permesso di far nascere un brand, “Molix”, capace di fare concorrenza ad aziende che erano sul mercato da anni e che possedevano la quasi totalità del mercato mondiale.

La storia di Pro Tackles deve rappresentare per ciascun imprenditore la prova tangibile che puntare all’eccellenza premia ancora e permette di non subire la concorrenza locale o straniera.

Sarà un vero piacere ed onore ascoltarli.

Dove si andrà a finire?

E’ sempre stata buona prassi aziendale pianificare, a fine anno, quello successivo. Ovvero creare una strategia marketing con budget commerciali, valutare che prodotti/servizi nuovi introdurre, rivedere l’organizzazione occorrente ed incastrare il tutto con gli obiettivi economici e finanziari dell’impresa.

Oggi però questa sana e utile attività viene vista dagli imprenditori come una sorta di previsione impossibile, fattibile solo con l’uso di un buon mazzo di Tarocchi o con l’ausilio di qualche veggente. Il futuro è così incerto che ogni attività di pianificazione diventa frustrante, a volte persino controproducente, agli occhi di chi si vede cambiare quotidianamente le carte in tavola da clienti, fornitori, banche e governi. 

Ecco perché la domanda che mi viene posta sempre più frequentemente è: dove si andrà a finire? E che senso ha, di questi tempi, continuare ad investire sulla propria azienda?

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